Mattina. Ore:6.00.
Dormiveglia.
La consapevolezza di un’altra giornata faticosa. Il caldo abbraccio del
piumone. Sapere di avere ancora a disposizione una mezz’oretta di silenzio e
pace. E poi voci in tedesco. Nella stanza. Al mio fianco. Scarica di
adrenalina, scatto a sedere. Accanto a me, sorella guarda questo video su
youtube. Senza cuffie. Volume al massimo.
-Sorella, che
organo genitale maschile fai?
- Guardo il
video.
-Alle sei del
mattino?
-Si.
-Ma sei una…
-Pensavo fossi
sveglia, ho sentito che ti muovevi. Rimettiti a dormire.
Stizzita,
recupero il cellulare, la vestaglia e sfido il freddo del mondo al di fuori del
piumone. Con mezz’ora d’anticipo. In cucina, imbisciata come poche volte nella
vita, metto su la caffettiera. Dalla camera non si sente più nulla. Si sarà
rimessa a dormire. Lo fa, lo fa, ne è capace.
Aspetto ancora
una decina di minuti. E poi sparo lo stesso video al massimo del volume. Dal
pc, che ha le casse più potenti.
Mi arriva un
messaggio su Whatsapp.
Ti stai vendicando?
Si.
Sei una personcina astiosa. È un bellissimo
video natalizio.
L’anziano signore è un mattacchione.
Stiamo messaggiando a meno di sette metri di
distanza.
La colpa è tua.
Il caffè è pronto?
Si.
Mi sto alzando.
Sciabattare
pallido e assorto. Sorella emerge nel vano della porta e si dirige tronfia
verso la caffettiera.
-Se lo facessi
ogni mattina, sarebbe un buon modo per trovare il caffè pronto.
-O per non
arrivare a Natale con tutti gli arti che madre natura ti ha fornito alla
nascita.
-E pace in
terra agli uomini di buona volontà.
Sciabatta
verso il bagno.

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